UIL Scuola Modena: “Stessa laurea, stipendi diversi. Basta docenti di serie A e di serie B”

Catapano: “Se fosse solo un problema di definizione, sarebbe già grave ma superabile. Il punto è che quella distinzione diventa concreta quando si parla di retribuzioni e di ore lavorate ogni settimana”

C’è una contraddizione profonda che continua ad attraversare la scuola italiana e che non può più essere considerata un semplice dettaglio tecnico. Per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, oggi, è richiesta la laurea in Scienze della formazione primaria, titolo magistrale abilitante. Il diploma magistrale conserva valore solo in casi specifici, se conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

Eppure, quando si passa dal titolo di accesso alla retribuzione, il sistema continua a parlare un linguaggio vecchio.

Nelle tabelle stipendiali resta infatti una distinzione evidente: da una parte il “docente diplomato scuola dell’infanzia ed elementare”, dall’altra il “docente laureato istituti secondari di II grado”. Una formulazione che fotografa un’impostazione ormai superata e che continua a produrre una differenza concreta tra lavoratori che svolgono tutti una funzione essenziale per la scuola pubblica.

“Se fosse solo un problema di definizione, se si trattasse soltanto della vecchia espressione ‘docente diplomato’, potremmo anche considerarlo un residuo linguistico da correggere”, dichiara Dario Catapano, responsabile territoriale della UIL Scuola Modena. “Il problema è che quella distinzione diventa reale e palpabile nel momento in cui si parla di retribuzioni e di ore lavorate settimanalmente. A quel punto non siamo più davanti a una formula antiquata, ma a una disparità concreta”.

Per UIL Scuola Modena questa è una delle storture più evidenti del sistema scolastico italiano. Non si può chiedere ai docenti dell’infanzia e della primaria un percorso universitario abilitante, competenze pedagogiche, didattiche, inclusive e relazionali sempre più complesse, e poi continuare a collocarli in una posizione retributiva che conserva una gerarchia superata dalla storia, dalla normativa e dalla realtà quotidiana delle scuole.

I numeri parlano con chiarezza. Sulla base delle nuove tabelle stipendiali, nella fascia iniziale 0-8 anni il docente della scuola dell’infanzia ed elementare si ferma a 22.881,76 euro annui, contro i 24.767,60 euro del docente laureato della secondaria di II grado. A fine carriera la distanza diventa ancora più marcata: 33.117,16 euro contro 38.505,47 euro.

Tradotto: quasi 1.900 euro lordi annui in meno all’inizio della carriera e oltre 5.388 euro lordi annui in meno dopo 35 anni di servizio.

“Non stiamo parlando di una differenza marginale”, prosegue Catapano. “Stiamo parlando di una scelta che incide sulla vita delle persone, sul valore attribuito al loro lavoro e sul messaggio che il sistema trasmette all’intera comunità scolastica. I docenti sono docenti, dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di secondo grado. Una laurea non può avere un peso specifico differente rispetto a un’altra quando entrambe sono richieste per esercitare una funzione educativa fondamentale”.

La questione, dunque, non è soltanto economica. È culturale, professionale e sindacale. Continuare a distinguere, anche sul piano retributivo, significa alimentare l’idea di una docenza di serie A e di una docenza di serie B. Un’idea che non regge più né sul piano normativo né sul piano della dignità del lavoro.

I docenti dell’infanzia e della primaria svolgono un ruolo decisivo nella costruzione delle competenze di base, nello sviluppo della personalità degli alunni, nell’inclusione, nella prevenzione del disagio, nella relazione con le famiglie e nella tenuta educativa delle comunità scolastiche. Sono professionisti dell’educazione a pieno titolo. E come tali devono essere riconosciuti.

“È una delle solite storture tutte italiane”, sottolinea Catapano. “Da una parte si chiede formazione universitaria, aggiornamento continuo, responsabilità educativa, capacità inclusiva e competenze sempre più articolate. Dall’altra, però, quando si arriva al riconoscimento economico, si mantiene una distinzione che appartiene a un’altra epoca. Questo non è più accettabile”.

UIL Scuola Modena ritiene che questa disparità debba essere affrontata con coraggio nella discussione contrattuale e politica. Non basta parlare di centralità della scuola. Non basta dire che tutti i docenti hanno pari dignità. La dignità professionale deve trovare riscontro nella retribuzione, nella progressione economica e nel riconoscimento concreto del lavoro svolto.

“Dopo tanti anni non possiamo più parlare di un semplice residuo del passato”, conclude Catapano. “Se questa differenza resta, allora resta anche una precisa scelta di sistema. Ed è una scelta che va superata. La scuola è una sola, la funzione docente è una sola, e il valore del lavoro educativo non può dipendere dall’ordine di scuola in cui viene svolto”.

La UIL Scuola Modena ribadisce quindi la necessità di aprire una riflessione seria sul superamento delle disparità retributive tra ordini di scuola, a partire dal riconoscimento pieno del valore professionale dei docenti dell’infanzia e della primaria.

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